Vicenda legale svapo web


Il blitz nella sede di Svapoweb e il provvedimento di sequestro

 

Era il 5 marzo del 2016, quando i carabinieri della stazione di Airola, comune in provincia di Benevento, fece irruzione nella sede di SvapoWeb, azienda leader nel settore delle sigarette elettroniche e dei liquidi da inalazione.

Le forze dell’ordine, accompagnate da alcuni dipendenti delle agenzie delle dogano di Monopoli e di Benevento, misero letteralmente sottosopra il quartiere generale dell’attività.

E scoprirono, in un magazzino separato ma non distante dagli uffici amministrativi, scatole piene zeppe di merce. Merce che, però, non era accompagnata dalla documentazione che le autorità si sarebbero aspettate di trovare: fatture, per lo più, che indicassero l’esatta provenienza dei prodotti.

 

Le accuse mosse al titolare e all’amministratore delegato

 

Per il titolare e l’amministratore delegato dell’azienda si aprì una vera e propria vicenda giudiziaria: i due sono stati accusati, dopo l’ispezione dei carabinieri, di frode nell’esercizio del commercio e ricettazione.

Fu accertato, inoltre, che SvapoWeb non pagava le imposte dirette e indirette da un bel po’ di tempo, al punto tale da aver accumulato un debito pari a 700.000 euro.

Le forze dell’ordine, in assenza di atti documentali relativi alla merce rinvenuta, disposero immediatamente il sequestro della merce, dei locali e delle apparecchiature utilizzate per la produzione di quanto venduto online, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro.

L’Arpac, invece, fu incaricata di analizzare i liquidi finiti nel mirino dei carabinieri.

Arcangelo Bove, titolare di Svapo Web, è colui che in questa vicenda ha pagato il prezzo più alto.

L’azienda ha avuto un danno d’immagine enorme, tanto che il sito è stato chiuso per un breve lasso di tempo.

Il proprietario di quella che era una solidissima realtà italiana è stato inoltre espulso dall’Anafe, l’associazione nazionale dei produttori di fumo che fa capo a Confindustria, in esecuzione del provvedimento emanato dal presidente Massimiliano Mancini.

Un gesto precauzionale che non dev’essere male interpretato, quello dell’Anafe, che non ha potuto far altro che allontanare il socio incriminato in attesa che la giustizia facesse il suo corso e che il giudice si pronunciasse in merito alla sua presunta colpevolezza.

 

Il tribunale smonta pezzo per pezzo il quadro accusatorio

 

La vicenda giudiziaria che ha travolto l’azienda produttrice di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione, fortunatamente, si è conclusa nel minor tempo possibile. Il processo è stato rapido e risolutivo.

Tutte le accuse mosse dai carabinieri sono cadute, smontate pezzo per pezzo dagli avvocati difensori dei due soci.

È stato dimostrato, infatti, che quello che Bove andava sostenendo dal primo momento era, effettivamente, vero: la merce sospetta ritrovata nel magazzino era appena stata consegnata, senza che il personale amministrativo avesse avuto il tempo materiale di elaborare la fattura.

Un adempimento al quale è obbligatorio assolvere nel giro di pochi giorni, non immediatamente.

E il termine ultimo fissato per la fatturazione, per SvapoWEB non era ancora scaduto.

Per questo motivo non era accompagnata da bolle o documenti, e non perché venisse da luoghi sospetti che potevano gettare delle ombre sulla qualità dei prodotti.

Bove e il suo socio sono dunque stati scagionati da qualunque accusa.

 

Riammesso l’Anafe

 

Nel caso specifico del titolare, l’Anafe ha inoltre provveduto a reintegrarlo immediatamente nell’associazione, poiché innocente.

Il sito dell’azienda svapoweb.it oggi è di nuovo online, a testimonianza del fatto che le realtà solide possono sopravvivere a qualunque tempesta.

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