La crisi profonda del Milan


Nonostante le ultime tre vittorie, che hanno riportato un po’di fiducia nell’ambiente, la stagione dei rossoneri, la peggiore dell’era Berlusconi, resta comunque fallimentare. Infatti la crisi, a livello societario e di risultati intesi come la conquista di trofei, appare tutt’altro che prossima alla conclusione.

Sui perchè di questa situazione tanto si è detto e scritto in questi mesi e alcuni dati, sui motivi di tale tracollo, si possono ormai dare per assodati.

Ad esempio, non ci sono più dubbi sul fatto che la prima gravissima colpa è stata far andare via Andrea Pirlo. Conclusa la stagione 2010/11 con lo scudetto, Allegri e la dirigenza ritennero di poter anche fare a meno di un giocatore della sua classe, considerando che in quell’annata era stato poco presente per via di vari infortuni e autore di prestazioni sottotono. Si lascia così partire un giocatore che aveva e ha fatto, con oltre 400 partite disputate e diversi trionfi, la storia della società. Come se non bastasse, l’addio avviene a parametro zero. Il risultato? Il giocatore è da tre stagioni uno dei pilastri della Juventus ed è, a 34 anni, ancora decisivo e fisicamente integro.

Altro esempio di scarsa lungimiranza della dirigenza è stata la vicenda del mancato acquisto di Tevez, dove anche i giornalisti sportivi ne hanno parlato alla radio, in tv e nei siti sport online,  il quale sarebbe arrivato a Milanello grazie ai soldi della cessione di Pato, richiesto dal PSG. Corre il gennaio 2012 e tutti gli addetti ai lavori giudicano la cessione del brasiliano e il contestuale acquisto dell’argentino, allora in forza al City, come un’ottima operazione di mercato. L’affare però salta, probabilmente per volere di Barbara Berlusconi, a quel tempo legata al calciatore brasiliano. Il risultato? Poco tempo dopo Tevez andrà alla Juve, il Milan cederà Pato per una cifra decisamente più bassa e a Milano, sponda rossonera, i sostenitori del Diavolo ancora aspettano una punta capace di segnare una media di 20/25 goal a stagione, visto che Balotelli non ha, finora, dato quel contributo che da un campione come lui ci si attendeva.

Ma il problema di fondo, non sono tanto le operazioni di mercato sbagliate, le quali possono verificarsi e non possono far dimenticare i tanti colpi che, magari, la dirigenza di un club ha messo a segno negli anni precedenti. Il problema reale, palesatosi in maniera eclatante nel mercato estivo del 2012 ma già in incubazione negli anni precedenti, è la decisione di non investire più per portare a Milano giocatori di caratura internazionale. Nell’estate del 2012 la dirigenza ha fatto partire Ibra e Thiago Silva e ha contestualmente mandato in soffitta la “vecchia guardia”. Ufficialmente doveva essere l’inizio di un nuovo ciclo, incentrato sui giovani. Nella realtà vengono acquistati giocatori “non da Milan” o nella fase finale della carriera. Tuttavia, la grande rimonta che, dopo una partenza difficile, porta la squadra a centrare la qualificazione in Champions, convince la dirigenza di aver imboccato la strada giusta. I risultati di questa convinzione sono quelli che tutti sanno: in questo campionato la squadra potrà, tuttalpiù, approdare in Europa League, obiettivo comunque molto difficile. In Champions, superato a stento il girone, è invece arrivata l’eliminazione per mano dell’Atletico Madrid.

Insomma, quel che manca al Milan, e quest’anno ha reso palese quello che stiamo per dire, è un progetto, una strategia, che miri, nel giro di 2/3 anni a riportare la squadra ai vertici. Le ultime campagne acquisti, quella estiva e quella invernale, la conferma, prima dell’inizio del campionato di quest’anno, di Allegri, poi mandato via a stagione in corso, con nessuna sorpresa da parte degli “addetti ai lavori”, i quali sapevano, così come i tifosi, che Berlusconi voleva mandare via il tecnico già in estate e che i giocatori, consci che la conferma era stata “a termine”, non lo seguivano più, sono solo alcuni esempi della mancanza di un progetto e di una strategia.

Questa assenza di un progetto secondo alcuni è resa palese anche dalla scelta di affidare subito a Seedorf la conduzione tecnica. Molti ritengono che far sedere sulla panchina rossonera un tecnico all’esordio assoluto sia stato un grave errore e che così, alla fine, l’olandese verrà “bruciato”.

Ma questa sintetica analisi del tracollo rossonero non può certo dirsi completa senza un accenno alle fortissime frizioni che si sono avute in questi mesi all’interno della società. Dello scontro durissimo tra Adriano Galliani e Barbara Berlusconi tanto è stato detto e scritto. Quel che è certo è che la mancanza di chiarezza su chi effettivamente comandi in società genera una situazione di incertezza che non giova alla squadra. E la suddivisione delle competenze tra i due duellanti, unita al silenzio di Berlusconi, che è ovviamente concentrato sulle proprie vicende extracalcistiche, non ha certamente reso più chiaro il quadro societario. In queste condizioni una pianificazione per fare in modo di riportare il Milan ai fasti degli anni passati appare davvero difficile e secondo molti i tifosi del Diavolo dovranno prepararsi ad anni senza successi.

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